Volti della Dea

A partire dal Paleolitico Superiore, tutte le statuette rappresentanti divinità femminili alludevano nelle forme alla capacità di generare la vita e darle forma. Erano il frutto dell’ingegno di civiltà ormai dimenticate, formate da popoli felici, da donne e uomini che  vivevano in armonia e in pace.

LA DEA DI PASSO DI CORVO

Quest’opera è ispirata alla Madre Terra, una statuetta in terracotta scoperta nella zona di Passo di Corvo (Foggia), dove sorgeva il più grande villaggio agricolo del Neolitico Europeo. 

La statuetta è stata pubblicata da Marija Gimbutas nel volume Il linguaggio della Dea e viene datata 5700-5300 a. C.

La Dea ha viso e occhi rivolti al cielo e una collana attorno al collo; al di sotto del seno nudo, un segno serpentiforme e altri due a farfalla potrebbero rappresentare schematizzazioni dei due animali che prediligono l’acqua, da cui dipende la vita degli esseri umani e delle piante.

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Tutte le più antiche divinità femminili avevano epiteti che alludevano alla capacità di generare e di trasformare la vita e di darle forma: la Signora, la Madre, La Progenitrice, la Potente.
Da lei discendevano tutte le cose e da tutte e tutti era riconosciuta l’esperienza comune di nascere da una madre.
Per questo tutte le statuette, a partire dal Paleolitico Superiore, come la Venere di Willendorf, in pietra o scolpite a bassorilievo sulla roccia, di piccole dimensioni, che accentuavano la rotondità del ventre e del seno, trasmettono un senso di armonia e di pace.
Fanno pensare ad una forza benefica, comunicano quel senso di calma che certi paesaggi naturali sanno infondere, come le relazioni umane, quando si è sicuri che le contraddizioni, il conflitto, necessario e non evitabile, non sfociano mai nella distruttività e nella sopraffazione dell’uno sull’altra perché si riconosce la comune origine e la comune fine.
Katia Ricci
Critica d'arte
Il regno della Dea Madre è il matriarcato di cui parla J.J.Bachofen , un tempo in cui corpo e parola, essere e pensare erano fusi in un sentire originario, poetico, filtrato dall’amore . Prima di Platone, prima di Aristotele. Un matriarcato oggi non più sognato o ipotizzato, che le ricerche dell’archeologa Marija Gimbutas , estese tra Asia Africa Europa, hanno mostrato operante tra il 7000 e il 3500 a.C., presso popoli felici, in armonia tra uomini e donne, che praticavano l’agricoltura, non conoscevano la guerra, sceglievano pacificamente come guida una donna, considerata unanimamente autorevole. Lo studio su queste società, diffuse in tutto il mondo abitato), ha portato a fondare una diversa interpretazione del termine matri-arcato. ARKHE, nel suo significato originario, significa inizio, e, facendo riferimento al dato biologico, le donne danno inizio alla vita tramite il parto, facendo riferimento al dato culturale, le donne hanno dato principio alla civiltà. Di conseguenza non dominio, come quello degli uomini, ma principio, e le madri sono l’inizio .
Anna Potito
Antichista