Simboli della Dea

I simboli della Dea sono simboli universali, profondamente connessi agli elementi primari dell’esistenza di ognuno di noi: l’acqua, la terra, il tempo che scorre, il ventre materno che accoglie la vita.

L’ALFABETO DELLA DEA

Il moto è la caratteristica dominante dei simboli della dea. I motivi decorativi turbinano e ruotano in un inno alla gioia e alla vita. I segni a vortice sembrano assicurare un agevole passaggio da una fase alla successiva, da un punto cardinale all’altro. Questi segni, insieme con spirali, falci di luna e uncini, rappresentano la vita e il tempo, che sono ciclici e girano in cerchio o a spirale. Tali simboli sono necessari nei momenti cruciali, per esempio in occasione della malattia e della morte, quando i poteri vitali sono in pericolo.

Marija Gimbutas

SIMBOLI,
SEGNI E SCRITTURA SACRA

La preistoria della scrittura simbolica è antica, alcuni segni astratti risalgono al paleolitico inferiore , da 300.000 al 100.000 a.C.circa. Nel paleolitico superiore (35.000 , 10.000  a.C.) i segni astratti  sono posti accanto a dipinti e incisioni rupestri che ritraggono animali, su ossi e strumenti in pietra . Questi segni perdurano per tutto il neolitico.

Alcuni animali sono associati con lo stesso segno : per esempio i segni a X a V, Chevron , meandri e linee parallele accompagnano figure di uccelli, mentre  il segno  M è stato trovato accanto a rappresentazione della rana.  Inoltre, simboli e  gruppi di segni compaiono nella ceramica e nelle statuette dell’ Europa  antica , ed è probabile che includessero  uno script  antico europeo. Questo script non va considerato  come una “ pre-scrittura “, ma una scrittura lineare, composta da più di cento segni astratti non figurati.

Molti di questi simboli sono stati trovati  in contesti religiosi, forse come dediche  su modellini di templi, statuette e placchette. In tal senso lo script dell’Europa antica va retrodatato rispetto alle prime forme di scrittura dell’epoca storica – come quelle dei Sumeri e degli Egiziani  – di parecchie migliaia di anni .

La continuità  della scrittura antico–europeo  fu interrotta dall’arrivo degli Indo- europei. In seguito, la scrittura scomparve, insieme ai manufatti  in ceramica  dalla raffinata policromia, così come altre caratteristiche culturali degli abitanti dell’Europa antica. Un giorno forse si riuscirà a trovare un testo bilingue che consentirà di tradurre e potrà  quindi rivelare l’eredità intellettuale  dei popoli  della Europa  antica.

Marija Gimbutas – “I segni della dea”

Ci sono segni che ci dicono che è in corso, a livello planetario, una sorta di gravidanza della Vita che mette l’Umanità alla ricerca di nuovo senso per divenire nuova specie. Chi lo trova spesso lo ri-trova. Perché lo trova raffigurato nell’arte preistorica in forma di immagini e segni che parlano di un’altra civiltà. La Civiltà della Dea l’ha chiamata Maria Gimbutas, la più grande ricercatrice del neolitico europeo, quando ha tradotto nella Lingua della Dea i segni presenti su migliaia di reperti archeologici. Segni che Pina Massarelli ha continuato a raffigurare per decenni su manufatti di terracotta e ceramica fino a mutarli in figure di Sovrane della Vita. Regale è la sovranità e la sacralità della Vita rispetto al predominio della Morte che caratterizza la nostra epoca. La Vita è la Linea mediana che governa e nutre l’Universo con il suo Respiro e la sua Linfa. E’ questa la rivelazione che inscrive l’artista fra le Autrici di Civiltà.
Maria Grazia Napolitano
Studiosa e saggista
Dopo e insieme alla produzione di ceramiche legate al suo territorio di origine che corrisponde all’antica Daunia, riproponendo forme e decorazioni geometriche dei vasi, Pina Massarelli si è dedicata alla creazione di statuette della Dea Madre, le cui forme sono riproposte anche in ciondoli di metallo pregiato. Il vaso, che simboleggia l’utero o il ventre, i simboli energetici, l’acqua e la terra, rappresentati dal triangolo con la punta in basso, lo scevron, la linea a zig zag, oppure ondulata, la spirale che allude al vortice dell’acqua o all’energia tellurica, i colori, bianco e azzurro assolutamente predominanti, che suggeriscono il tempo ciclico della nascita e della morte, come la mezza luna, segno del ritmo naturale, del risveglio primaverile dopo il sonno invernale. Tutti i simboli manifestano un profondo legame con la natura e la necessità personale e comune di ritornare all’origine per ritrovare dentro di sé la matrice, l’archè, materna, il divino femminile che è forza rigeneratrice.
Katia Ricci
Critica d'arte